[The Brothers Grimm] (2005)
di Terry Gilliam
Solito immaginifico caplavoro del genio del cinema, maestro assoluto, Terry Gilliam. Senza mai ripetersi, sforna sempre atmosfere nuove, allucinate, a metà tra sogno, realtà, fantasia e proiezione della mente. La cosa che mi affascina di più nei film di Gilliam, sono comunque le scenografie. Il pezzo iniziale girato in un antico borgo medievale, mi ha sorpreso per l’accozzaglia di dettagli utilizzati: non credo di avere mai visto un ambientaizone medievale così stupefacente, e non per magneficenza quanto per dettaglio ed originalità. I fratelli Grimm, che poi ho scoperto esistere davvero (erano due narratori di fiabe tetezki) sono interpretati da Heath Ledger e Matt Damon. Uno fa lo sfigato e uno il fiko. Ledger fa lo sfigato dei due, mah.
Voto: 8

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[Lucía y el sexo] (2001)
di Julio Medem
“Dai dimmi se t’è piaciuto … sinceramente.” Sinceramente m’è piaciuto na cifra. Anche se durante i primi quindici o venti minuti non ero molto convinto, poi ho capito che la cosa non era così semplice come sembrava. Non un film semplice, nonostante l’apparenza. Nel senso che uno può guardarlo in due modi: come una commedia un po’ spinta alla Tinto Brass [grande incompreso, secondo il mio personale punto di vista] oppure come un’opera che cela dietro ad ogni piccolo gesto, un significato recondito, qualcosa di subdolo e che si connette agli altri pezzi del film fino a formare un mosaico che diventa piano piano completo con lo scorrere della pellicola.
Voto: 8

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[Buena Vista Social Club] (1999)
di Wim Wenders
L’ho visto con molto trasporto ed emozione, mi sono anche commosso in qualche punto, non so bene cosa, sarà che ti trasmette quella sensazione che provi quando giri per Cuba, dove la gente ti guarda negli occhi anche se non ti conosce e dove tutto è semplice e sincero. Solamente Wim Wenders poteva grare un film come questo e in questo modo. Non è un documentario su Cuba, e nemmeno sulla sua musica, è la storia di come Ry Cooder (tra l’altro autore della colonna sonora del bellissimo Paris, Texas sempre di Wim Wenders) crea un progetto musicale che chiama appunto Buena Vista Social Club, cambiando di fatto (innavvertitamente?) il corso della storia della musica cubana.
Voto: 7

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[O Brother, Where Art Thou?] (2006)
di Joel ed Ethan Coen
Attratto dal connubio Clooney + Coen + Turturro, ho affrontato questo film con forse un po’ troppe aspettative. E’ ambientato nell’america dei primi del ‘900, divertente e molto musicale, ricco (oddio che brutto aggettivo … diciamo: denso) di personaggi stupidi, ignoranti e babbei. Si salva solo il George, sempre una spanna sopra. Merita comunque di essere visto, perchè è un tassello importante della filmografia dei Coen, che va goduta nella sua interezza, per apprezarne l’eterogeneità, la capacità di confrontarsi con praticamente qualsiasi genere. Ha un che di arrogante forse lo sbatterci in faccia così la loro bravura? Avercene.
Voto: 6

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[Frozen River] (2008)
di Courtney Hunt
Premio della giuria al Sundance nel 2008, film al femminile, uno sguardo sul significato del ruolo materno nel nuovo millennio. Due figure, una bianca, proletaria, e una indiana membro della coomunità Mohawk, che ha i suoi codici e le sue regole e da cui non è facile smarcarsi. Un fiume ghiacciato, simbolo e immagine della fragilità, del pericolo, ancor di più quando è avvolto nel buio. Attraversare quel fiume è metaforicamente affrontare i propri demoni, superare le proprie paure, combattere per vincere il proprio destino.
Voto: 7

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[La mala educación] (2004)
di Pedro Almodóvar
Non so dove si sia perso Almodóvar, lo trovavo molto fikko, poi non so per quale motivo m’è andato in aceto. Sarà che le sue butade a sfondo sessuale le trovo più un modo per dare un marchio di fabbrica al film che qualcosa di sincero e funzionale alla storia. Mah. Forse mi son rotto il cazzo come al solito delle cose ripetitive, del modulo Almodovariano con l’epilogo a sorpresa scontata. Ma magari non ero in serata, anzi: non ero in serata.
Voto: 5

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[Breakfast on Pluto] (2005)
di Neil Jordan
Con il bellissimo Cillian Murphy, già in Sunshine e in Il Vento che Accarezza l’Erba nonchè in Il Cavaliere Oscuro, questa esemplare opera di Neil Jordan, di cui avevo visto da fanciullo La moglie del soldato, con cui condivide i due temi principali: Rivoluzione d’Irlanda e omosessualità. In questo film mi ha affascinato il modo in cui il personaggio principale, interpretato appunto da Cillian Murphy, affronta una vita che gli ha dato poco, anzi gli ha dato quasi solo problemi, e cioè riuscendo a trasformare tutto in una fiaba. Al contrario dell’approccio de Il Labirinto del Fauno, l’opera di Jordan, non da manifestazione visiva a questi voli pindarici, ma usa solamente parole e le suggestioni.
Voto: 8

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[Transformers] (2007)
di Michael Bay
Ufficialmente dichiaro che non vedro’ mai più un film di Michael Bay. Madonna santa che puttanata. Che poi secondo me nella versione italiana hanno fatto peggio di quanto nella versione originale, pompando delle voci da melodramma e dialoghi da svenamento. Mi chiedo cosa ci faccia John Turturro dentro a una merda così colossale. Mah. Figa lei comunque: decisamente strafiga. Allora c’è il bocia che salva il mondo, il robot buono che è sfortunato frigna e ti fa commuovere, i cattivi che perdono tempo a fare chissà cosa, il che è nella normalità di certa filmografia, mica ci si aspetta altro … ma non riesco ad abituarmici.
Voto: 5

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[Manhattan Murder Mystery] (1993)
di Woody Allen
In questo film Woody Allen recita a fianco di Diane Keaton, sua III moglie, con cui ha girato lo straordinario Provaci ancora, Sam (che poi non si sa perchè non abbiano tradotto in Suonala ancora,Sam, visto che era un riferimento a Casablanca che in quel film centra parecchio .. mah! fine della solita poemica …) che resta uno dei più bei film di sempre. Di questo film ho letto che dovrebbe trattarsi di un “ritorno alla comicità pura”. Mah. Non so se son d’accordo, il film è molto più sottile di quanto sembri. Ed è proprio questa sottigliezza che mi ha affascinato: è vero ci son delle battute strepitose, pronuncitate tra l’altro in dei momenti assurdi! E poi c’è un alone di teatralità, che è peculiare e proprio dei film di W.Allen. La battuta « Io non posso ascoltare troppo Wagner… già sento l’impulso ad occupare la Polonia! » me la son segnata, e non vedo l’ora di usarla.
Voto: 7

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[Michael Clayton] (2007)
di Tony Gilroy
Un altra produzione congiunta Soderberg + Clooney, un altro capolavoro, dal punto di vista stilistico ed espressivo. Un film politico che leva il velo (come già in The Constant Gardener [bellissimo]) su come funzionano le multinazionali, che spostano miliardi e sono tanto gradite a un certo settore della società. Stai tutto il film a cercare di capire chi è Michael Clayton, quale sia la sua natura e la sua funzione, così importante pare … E una certa idea te la fai, ma poi si modifica, evolve. L’ho visto una volta e mezza, la prima volta mi ho perso le coordinate spazio tempo a metà film. Fantastica la metafora dei cavalli, mi sono immedesimato molto in quella scena.
Voto: 8

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